di Davide Giove, Presidente Regionale ARCI Puglia

È finita diciannove milioni a tredici, che sommati fanno trentadue, ovvero il 68% degli aventi diritto.

In Puglia, invece, più di sei elettori su dieci si sono recati alle urne e il 67% di loro ha deciso di bocciare questa proposta di revisione della Costituzione. Sono dati che difficilmente sarebbero stati previsti anche dai più esperti, sia per affluenza che per forbice tra i SI e i NO. Non esisteva dunque un paese spaccato in due parti divise da un filo di lana; le proporzioni erano diverse e lo erano davvero, considerato il numero assoluto di voti di scarto.

Non ci siamo risparmiati in questa che ritenevamo una grande battaglia non contro qualcuno ma a difesa degli equilibri che la nostra Costituzione tutelava e tutela. Il nostro Comitato Regionale ARCI della Puglia, con accanto i compagni di viaggio di sempre, l’ANPI, la CGIL, gli studenti e la società civile si è speso nei Circoli, nelle piazze, nelle strade e in ogni luogo in cui fosse possibile riportare, spesso con sacrificio, la discussione al contenuto del testo e lontana dall’insulto, dal personalismo e dal volgare.

È stata una campagna particolarmente dura per chi come noi ha cercato di restare al piano dei meriti. Per mesi abbiamo dovuto ascoltare dai media tradizionali e dai social le urla di chi gridava all’accozzaglia e di chi riteneva le nostre scelte non aderenti alla volontà della base. 

Evidentemente non era così, ma questa è aritmetica. Tuttavia, se prima non esisteva l’accozzaglia del NO, oggi non esiste nemmeno un popolo del NO, quantomeno non con quelle percentuali.

Abbiamo messo al riparo la Costituzione dalla più costosa e capillare campagna post-reale degli ultimi anni: quella che ci raccontava che i mali dell’Italia e della Puglia dipendevano dai Senatori eletti dal popolo, dai Giudici della Corte Costituzionale, dalla navetta tra Camera e Senato, dal CNEL.

Noi invece ritenevamo e riteniamo che la ricerca di maggiore giustizia sociale, la lotta alle diseguaglianze, il contrasto al vertiginoso vuoto culturale, divulgativo e politico siano le priorità da affrontare perché “la pancia” smetta di avere un peso così importante nelle opinioni delle cittadine e dei cittadini.

Abbiamo condotto una battaglia di consapevolezza e il risultato ci ha sorriso.

Ora, però, dobbiamo tornare a tutte le altre, Circolo per Circolo, senza dare nulla per scontato. Le derive xenofobe, il disconoscimento dei diritti civili, il disprezzo per le libertà individuali e collettive vanno disinnescati attraverso una mobilitazione delle forze popolari di questo Paese e della nostra Puglia; sono loro, siamo noi, le stesse e gli stessi che non hanno ceduto all’azzardo di una scelta referendaria tra il mandare a casa qualcuno e il temere che ne arrivasse qualcun altro di peggiore. Tocca a noi tutti partire, ciascuno con le proprie forze, cominciando dai propri spazi; lo faremo con gli strumenti che meglio padroneggiamo: l’aggregazione, la cultura, l’accoglienza, la formazione permanente.

Ora, davvero, poco importa chi ha votato SI e chi ha votato NO; c’è bisogno di tutte  e di tutti. 

Noi ci siamo!