Molti sindaci in diverse regioni italiane hanno deciso di osservare il dettato e lo spirito della nostra Costituzione e di sospendere l'attuazione del D.L. su sicurezza e immigrazione nelle parti che riguardano l'attività dei Comuni, ai quali la legge affida la responsabilità di gestire l’anagrafe dei cittadini. 

La gravità del Decreto Salvini sta nel fatto che nega i principi di solidarietà e di uguaglianza sanciti dalla Costituzione, i quali impongono di regolare il trattamento degli stranieri residenti in Italia in modo conforme ai trattati internazionali e non differenziato dagli altri cittadini, sia riguardo ai diritti personali sia per l’accesso ai servizi pubblici universali.

di Anna Caputo, Responsabile regionale Asilo e immigrazione di Arci Puglia 
 
21 ottobre Roma invasa da una marea di colore proveniente da tutta Italia e da tutto il mondo.
In un momento così complesso nel quale stiamo vedendo un arretramento sostanziale sul piano dei diritti e della solidarietà in tutta Europa, e in Italia in particolare con la negazione di una legge sullo Ius Soli temperato, poche settimane fa Arci si fa artefice di una serie di incontri su vari tavoli per chiedere di scendere in piazza a ribadire la nostra idea di diritti, di antirazzismo, di cittadinanza, di accoglienza.

 

La fretta con la quale si è definita la tragedia di Rignano Garganico, come evento non doloso, e il conseguente abbattimento di tutte le strutture, mal si sposa con quanto sta avvenendo in Capitanata, dove le forze dell’ordine sono bersaglio di spari e i caporali dettano legge su spostamenti e ripristino della legalità.

Parte dalla scuola l’appello per loius solie lo ius culturae. Nelle stesse ore in cui la riforma del diritto di cittadinanza sembra incagliarsi nelle ristrettezze aritmetiche dei numeri del Senato, l’Arci lancia la sua mobilitazione a sostegno dell’approvazione della riforma e condivide l’appello di docenti ed educatori.

Tra i milioni di studenti che sono appena rientrati a scuola più di 800mila, infatti, continueranno a essere segnati da una condizione di diseguaglianza oramai fuori dal tempo e sempre più insopportabile: sono nati o cresciuti in questo Paese che è il loro, ma non sono cittadini italiani e non lo saranno, se va bene, prima dei 18 anni.

Esprimiamo il cordoglio di Arci Puglia per la tragedia che ha colpito località “La Pescia” questa notte, con la morte di un ventenne bulgaro tra le fiamme della sua baracca. È enorme la nostra indignazione per lo stato di insostenibile degrado nel quale versa il “ghetto dei bulgari”, dove donne, uomini e moltissimi bambini sopravvivono alla mercé dei caporali per servire meglio il profitto delle aziende ortofrutticole della zona.